Teatro civile
e coscienza critica
Il vecchio della torre di Zelinda Carloni è un racconto noir per giovani lettori. Anzi, lettori-ascoltatori, infatti può essere considerato un racconto-spettacolo, adatto a una lettura corale, e in pubblico.
“Vi racconto”. Inizia così “una storia che porterà molto lontano”, mentre coinvolgimento diretto e tono colloquiale della voce narrante abbattono la quarta parete.
Il titolo rimanda al pezzo che un commissario-capo, preposto a indagini investigative, e per diletto autore dei testi e regista di una compagnia teatrale amatoriale, sta ultimando.
Senza accorgersene, si viene accompagnati nel gioco del teatro nel teatro. Il commissario si servirà di un’attrice della sua compagnia, per creare un espediente e riuscire a intrappolare la mano infame che infierisce a morte su bambini e adulti tedeschi, residenti in Italia, scelti a caso nel mucchio, come in una roulette russa.
Il commissario Ideale, con la sua aria da stordito-insonne-cronico, un po’ bischero e slanci da cascamorto quando si trova a tu per tu con una donna, è uomo interprete del sentire comune.
L’approccio cerebrale, mai sùbito lucido rispetto ai casi da risolvere, è infarcito di citazioni colte, guide autorevoli e motivo conduttore per orientarsi nell’intricato labirinto degli indizi. Spesso sproloquia nomi fragorosi di letterati, ma poi dichiara tutta la sua ignoranza quando si tratta dei fatti storici delle Shoah: “Non ho mai sentito queste cose”! Sarà Donna, detta Didi, “strana creatura che pareva uscita da un racconto fantastico” ad aprire alla conoscenza il commissario-regista-autore, a volte attore. E il sodalizio Donna-Ideale si rivelerà ben riuscito.
Calate nell’intreccio fittizio dei casi investigativi da risolvere, le spiegazioni di Donna accrescono realtà oggettiva agli stessi avvenimenti storici da lei narrati. Il giovane ascoltatore-lettore-spettatore si trova a conoscere, forse per la prima volta, come per il commissario, attraverso la mediazione di un racconto dai risvolti noir, i crimini del nazismo.Nella finzione letteraria, la mano assassina agisce in nome delle vittime, facendosi paladina della massima di Dostoevskij: “Ognuno è responsabile di tutto davanti a tutti”. Collocato altresì in apertura e chiusura del racconto, il motto conferisce un andamento circolare alla struttura narrativa. La frase è ripresa anche nelle battute conclusive del pezzo teatrale scritto dal commissario-regista-autore, e pronunciate dal personaggio-vecchio saggio, custode della memoria.
Ma la massima di Dostoevskij potrebbe rappresentare inoltre il punto di partenza per un finale in divenire, aperto a un dibattito con il giovane pubblico, sollecitato a interpretarla a più voci, nel suo significato profondo. Il racconto-spettacolo si rivela quindi un’opportunità per un primo approccio ai temi della memoria individuale e collettiva, del conformismo e del negazionismo, della violenza subdola che va smascherata. Il vecchio della torre può ricavarsi uno spazio meritato, in un contesto di teatro civile dove la narrazione-spettacolo diventa occasione di sensibilizzazione e formazione di una coscienza critica. Da coltivare fin dalle giovanissime generazioni.
Claudia Piccinelli
Il libro Il vecchio della torre non è pubblicato, può essere richiesto in pdf all’autrice: lindazeli@hotmail.it.
vedi Link: Rassegna libertaria http://www.arivista.org/?nr=384&pag=54.htm#4