I giovani rifuggono
da certe “nonne”
Perché scrivo queste cose? Per giustificare il mio Sessantotto? Le ribellioni, i cambiamenti, che però non hanno portato a ciò che volevamo? Io mi ribello contro l’ignoranza, la mancanza di senso critico e contro l’omologazione, che ci vuole tutti giovani, belli e sani, tutti uguali e felici, con l’ultima novità tecnologica in tasca.
In tredici racconti, Luisa Ronconi (Donne di ieri, Rupe Mutevole Edizioni, Bedonia, 2014, pp. 124, € 15,00) narra storie di donne qualunque. Il passato neanche troppo lontano, da prima degli anni Cinquanta agli anni Settanta, restituisce una Romagna terra di contadini, immersa in una palude di acque stagnanti e di piallasse, dove l’acqua del mare fluiva e rifluiva seguendo la marea. In quella terra atavica e ancestrale, madri sacrificano i propri figli di pochi anni alla palude, rituale per allontanare la malaria, oppure li fanno segnare dalla Sampira per levare il malocchio. Si coglie lo strazio delle madri per la fucilazione dei loro figli renitenti alla leva. Quando l’Emilia Romagna rimane soggetta alla costituita repubblica sociale italiana e serve la formazione di un esercito repubblichino con le classi di leva 1923, 1924 e 1925, la condanna a morte per i disertori è l’applicazione della legge di guerra. Altri racconti di donne analfabete, modeste, ubbidienti al padre, al marito e alle suocere. La rassegnazione di Nina, ragazza ventenne, costretta a prostituirsi dal patrigno, e una madre consenziente.

L’umiliazione di Antenisca per aver disonorato il marito con un pastore. Lina e il suo aborto mancato o il matrimonio forzato di Giulia, combinato da un padre-padrone. E se negli anni Sessanta “le contadine non siedono a tavola con gli uomini”, agli inizi degli anni Settanta, Maria è per tutti una “merce avariata” perché partorisce a sedici anni durante una gita scolastica in un bagno di un autogrill un feto morto, frutto della sua colpa.
Donne destinate ad essere chiamate zitelle per una scelta diversa e libera dal vincolo del matrimonio oppure obbligate a scegliere tra la carriera e la famiglia. Donne violentate per aver osato avventurarsi da sole in campagna per una passeggiata in bicicletta. Sono storie di ignoranza, superstizione e di una visione patriarcale e maschilista del mondo. Tuttavia, l’autrice disattende gli intenti iniziali: I giovani d’oggi non si rendono conto di quanto sia stato difficile (…) . Ora siamo compagne dei nostri uomini, non vogliamo stare né sopra né sotto di loro, ma al loro fianco per costruire un mondo migliore”. Ancora: “ La donna oggi lavora ed è impossibile per moltissime famiglie allevare e mantenere molti figli, in quanto la società è cambiata ed è giusto seguire i figli nel loro percorso formativo (…) aiutarli a mettere su famiglia e seguire i figli dei figli, i nipotini, per quanto possibile.
Ronconi sembra proprio non cogliere i mutamenti oggi in atto, ad esempio rispetto alla famiglia. Nelle sue esternazioni replica alcuni modelli unidirezionali di quel passato, che proprio nei suoi intenti vorrebbe stigmatizzare. Con la presunzione di voler rivolgere il suo messaggio ai giovani. Ma alle nuove generazioni credo non serva la retorica ingenua e paternalistica della nonna, dalla quale invece, i giovani -da saggi- rifuggono.
Claudia Piccinelli
vedi Link: Rassegna libertaria