Il racconto di Rosa Goffi, clarense, classe 1963
Me l’ha ordinato il dottore
Avevo l’asma, mi dovevano portare al mare. Ma non era facile, per via dei costi. Cichina, una vicina di casa, abitavamo in via Villatico nel cortile delle Landriani: “Anna, se vuoi portare la bambina puoi fare domanda alla colonia pontificia di Cesenatico. Tu fai la signorina , così ti puoi portare anche la bambina e si fa almeno tre settimane di mare”. Mia mamma non se la sentiva, diceva che non era in grado di seguire le bambine in colonia. Sì, perché c’erano solo bambine in quel turno. E Cichina: “Ma guarda Anna che ci sono altre donne come te”.
Un vestito per il mare
Non era convinta: “Non ho nemmeno i vestiti adatti, non sono mai andata al mare”. Cichina ha chiesto a Virginia, la sorella sarta. In poco tempo le ha cucito un bel vestito bianco, con una righina azzurra, molto fine nella foto in bianco e nero non si vede. Ma era proprio bello, le stava bene me lo ricordo ancora. In un cofanetto si era portata tutte le sue gioie, collanine, orologio, orecchini. Quando l’ultimo giorno ha fatto la foto ricordo, li ha indossati tutti, ci teneva era un’occasione. Ma ha tagliato la foto, quella con le altre signorine e i piedi in mare, perché non le piacevano le gambe.
Con la mamma signorina
Così a quattro anni sono andata al mare per la prima volta, con la mamma signorina.
Da Chiari a Brescia col treno, poi la partenza dalla piazza di là dal Castello. E in pullman carico di bambine e bagagli fino alla colonia pontificia di Cesenatico.
Alla colonia, mia mamma teneva i soldi delle bambine. Glieli consegnavano il primo giorno, servivano per comprare un ricordino, dicevano forse per un gelato, ma non mi ricordo di averlo mai comprato. Su un quadernino scriveva il nome delle bambine, con i soldi consegnati. Una bella responsabilità. Alla fine, i conti non tornavano così lei ha dovuto anche rimetterci dei soldi, perché pensava magari ho sbagliato io, in matematica non sono mai stata brava.

Un po’ di capriccetti
Avevo il ciucio, ma lì non si poteva ciuciare perché magari anche alle altre bambine veniva voglia. E io ero la figlia della signorina Anna, dovevo dare l’esempio. Invece io non volevo neanche la divisa, una bella vestina bianca per la domenica, con il cappellino. Non volevo neanche quello.Ero l’unica, si vede nella foto.Tra tutte quelle bambine avevo solo un’amichetta, quella biondina con i capelli corti. Ci cercavamo.Anche nella foto è di profilo, mi sta guardando, invece le altre guardano tutte nell’obiettivo. A volte scappavo da mia mamma, la sera . Mia mamma dormiva lì nella camerata in un letto separato con delle lenzuola dove dormivano le signorine.

L’acqua dalla cassina
Era la prima volta che vedevo il mare, a quattro anni. Ma non ho mai potuto fare il bagno, solo ai piedi. Era settembre, la fine dell’estate, tempo bello, ma un po’ freschino. In quella spiaggia così grande, deserta la merenda arrivava nelle ceste del fornaio. A turno, l’acqua dalla cassina, tipo un mestolo. La prendevano da una tinozza, un’acqua cattiva, sapeva di ferro. Mia mamma non voleva farmi bere così. Davanti alle altre bambine non diceva niente, ma poi mi prendeva in disparte e mi diceva non bere più dalla cassina, capito?
L’odore del pane
La mattina, il profumo buono della colazione. Il pane a fette, caldo, nei cestini. Nel piattino il burro fatto a ricciolo, non capivo cos’era, così non l’avevo mai visto. Burro spalmato sul pane ancora tiepido e marmellata di albicocche, pesche e una tazza di latte bianco. A pranzo e cena forse mangiavo di malavoglia, solita pasta, solita minestra. Del refettorio ricordo solo l’odore del pane.
In spiaggia
Mio papà si ricorda che in spiaggia urlavano: colonia pontificial, colonia fenomenal.
E ancora: Ma che dollari, ma che sterline, per noi italiani son monetine, facciamo fuori fin dal mattino un Milione con un panino. Sai cos’è il Milione? E’ il formaggino!
Foto con dedica
La direttrice l’ho vista solo quando abbiamo fatto la fotografia. L’ultimo giorno, ha scritto una dedica a mia mamma “auguri fervidissimi per la tua Rosa”. Ma ho scoperto la dedica solo adesso, perché lei aveva incollato la foto su un album. Così per staccarla, si è anche rovinata. Se sapevo della dedica l’avrei conservata in una busta. Mi ha fatto proprio piacere leggerla. E’ stata una bella sorpresa.