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Uomini ignudi. Intervento della prof.ssa Rosa Romano Marchetti, al Teatro lirico di Magenta

Sono veramente lieta di assistere insieme alla Scuola ad una nuova seconda rappresentazione teatrale dell’originale e forte testo di Claudia Piccinelli “Uomini ignudi”, con attori e regia diversi.

La prima “edizione” ha visto il testo rappresentato da studenti dell’I. S. “Luigi Einaudi” di Chiari (BS), con la regia di Marina  Caccialanza, durante la significativa iniziativa nazionale denominata “Un Treno per Auschwitz” (nel 2009), con lo spettacolo presentato nel vagone “Agorà” prima e dopo l’arrivo ad Auschwitz, significativa iniziativa in cui studenti, docenti e persone diverse ripercorrono  il viaggio in treno  effettuato dai deportati al campo di concentramento di Auschwtz nel periodo nazi-fascista; successivamente gli stessi studenti l’hanno rappresentato -per la prima volta ad alcune classi- al Liceo “G. Galilei” di Caravaggio (BG), dove sono stata Dirigente scolastico fino al 31 agosto scorso: una rappresentazione che ha suscitato coinvolgimento e apprezzamento unanimi dei presenti per la forza intrinseca del  contenuto e la capacità espressiva dei ragazzi-attori, nonostante la giovane età. L’iniziativa teatrale allora aveva ottenuto autorevoli riconoscimenti: il patrocinio da parte dell’UNESCO, e precisamente della sezione “Il Caravaggio” di Treviglio-Bergamo, da “Officina-Memoria” di Brescia e la segnalazione di merito da parte dalla Commissione Scuola dell’ANPI di Brescia.

Questa mattina abbiamo assistito  ad un nuovo spettacolo del medesimo testo “Uomini Ignudi”, con la regia di Riccardo Colombini.

E’ un TESTO drammaturgico inusuale, rigorosamente fondato su documenti storici (ordinanze, circolari ministeriali, testimonianze) che riporta alla ribalta -insieme alla Shoah ebraica- i genocidi dimenticati o meno conosciuti: quelli dei nomadi –Rom, Sinti e Camminanti-, degli omosessuali, dei disabili, dei Testimoni di Geova, dei deportati di altre nazionalità al fine di preservare la purezza della razza ariana. Vite indegne di vivere, non uomini.

E si ripercorrono le teorie che  medici e scienziati di allora costruiscono razionalmente e maniacalmente  per giustificare la distruzione di tante vite con un’indifferenza disumana, una violenza implacabile quanto aberrante e assolutizzare  così l’obbedienza al regime.

Io non sono un carnefice, TU sei indegno di vivere!

Anche seil rapporto tra carnefice e vittima assume un colore particolare nel testo e nello spettacolo in quanto verso la fine si evidenzia come anche il carnefice a sua volta sia vittima, uno strumento di quel potere totalizzante che nega i diritti inviolabili della persona, del valore  di ogni persona.

Ed è questo il filo rosso sotteso al testo: l’adeguarsi passivo alla teoria imperante per tacitare la propria coscienza od ottenere riconoscimenti personali, il conformismo che diviene corresponsabilità, senza alcuna capacità critica di pensiero che distingue la persona, le vera scelte di ogni Persona.

Ecco quindi che lo spettacolo insieme all’ampliamento della conoscenza storica diviene volano di riflessione per oggi, di “formazione” alla cittadinanza attiva, evidenziando l’importanza del senso critico, della responsabilità e partecipazione quale antidoto all’indifferenza, alla passività ed al conformismo, nel rispetto della libertà, della dignità, della diversità e della solidarietà, quei valori costituzionali che sono una ricchezza personale e sociale, base di una società europea migliore, con una nuova consapevolezza d’identità e di progettualità affinchè il male del passato non trovi più rigurgito alcuno.

Da ricordare che lo spettacolo  è realizzato nell’ambito del Progetto europeo MEMOIR, promosso da OPERA NOMADI NAZIONALE e co-finanziato dall’UNIONE EUROPEA nell’ambito del programma EUROPA PER I CITTADINI. Per i cittadini di oggi e di domani.

E lo spettacolo di questa mattina riporta con la parola, il gesto, il canto e la musica – che costituiscono la potenza espressiva peculiare di cui è capace il teatro- il clima del periodo dei genocidi nazisti con tutta la violenza implacabile ed orrorifica del tempo, segnalando quanto il conformismo, l’indifferenza e la passività  possono essere combattuti con la responsabilità e  l’attenzione critica di ognuno di noi.

Non posso che complimentarmi con gli attori ed il regista per la ricchezza delle competenze teatrali e l’efficacia espressiva raggiunta nella rappresentazione di questa mattina. Uno spettacolo con voci, suoni e colori “in movimento” che penetra e coinvolge.

Grazie di cuore!

 Magenta, 25 gennaio 2016

Il Dirigente scolastico

Rosa Romana Marchetti