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Di mani festarsi , Paco Jasa

Di  mani  festarsi,  Paco Jasa

Di mani  festarsi è il titolo dell’opera a quattro mani di Paco Jasa.  Intorno alla narrazione della tradizione sarda della tessitura di tappeti, una trama meta-simbolica tesse il dipanarsi e la liberazione dal conflitto, fino a elaborare il significato dell’ “essere tappeto sociale”.

Claudia Piccinelli intervista Sabrina Corsini, autrice insieme a Jacopo Panizza del libro Di mani  festarsi

Per il vostro  progetto a quattro mani, Paco Jasa è  lo pseudonimo letterario che avete scelto, qual è la motivazione profonda che vi ha guidati nel lavoro?
Paco Jasa non è solo gioco linguistico che unisce le iniziali dei nostri nomi, ma vuole andare oltre l’autoreferenzialità.  La motivazione della ricerca è nata da un momento di fatica personale da parte di entrambi su piani diversi : progetti di vita in evoluzione, interruzione di una carriera lavorativa all’estero. Insomma, un conflitto con noi stessi,  nella nostra vita .

Gli autori

Jacopo ed io, mentre  lavoravamo a un progetto di residenza artistica sul tema delle relazioni , a Ulassai abbiamo visitato La stazione dell’arte di Maria Lai , la quale,  fra le altre sue opere, realizzò “ Legarsi alla montagna” (1981),  un’opera d’arte relazionale  per esorcizzare il conflitto e portarlo alla luce . Tese un nastro azzurro tra le finestre delle case di Ulassai a rappresentare un legame : se non c’era amicizia il filo passava teso, per il legame d’amore, al filo veniva appeso un pane delle feste.

Gli autori con Francesca Iurato, storica dell’arte algherese e l’opera Legami di Giovanna Monni
(in Parte Terza- Un altro giorno)

Il titolo Di mani festarsi , come riporta  l’antropologo Bachisio Bandinu nella presentazione, “nasconde e rivela un rebus di intrigante pregnanza semantica e simbolica”
Oltre alle conferme delle tessitrici , alla decisione fondamentale dell’editore che ha creduto in noi, molto gratificante è stato il riconoscimento del nostro lavoro da parte dell’antropologo. Noi, duos istranzos, siamo stati folgorati dalla bellezza della tradizione sarda. L’abbiamo osservata con occhi nuovi, da estranei e con i sardi è nata una relazione di fiducia. Le opere portano dei segni, contengono una sintesi del mondo, offrono una comprensione della vita. Noi abbiamo provato a decifrarli, cercando l’universale nel concreto.

Quali sollecitazioni dopo  la visita al Museo di Arte Contemporanea “Stazione dell’arte” di Maria Lai, a Ulassai?
L’interesse suscitato in noi  da  Maria Lai,  poeta  tessitrice, ci ha condotto nella piana del Goceano, a Nule. Qui abbiamo conosciuto una designer tessile, Eugenia Pinna: – Ogni tappeto è una storia – ama dire Eugenia aprendoci un mondo. Tessere è raccontare e i tappeti contengono un universo da disvelare. Eugenia ci  ha mostrato la sua tesi di laurea:  fogli di carta, pagine grandi  scritte a mano. E disegnato a matita il tappeto , conosciuto come “La coperta delle Senes”, tessuto a Nule alla fine dell’ Ottocento.

Qual è stata, a questo punto, l’urgenza narrativa?
Nel disegno del tappeto, con un’intuizione  abbiamo giocato a immaginare le cause del conflitto tra le due sorelle tessitrici. Nel fermento magmatico di  immaginazioni, percepivamo il tappeto come catalizzatore di possibilità, depositario di una  saggezza inconsapevole. Queste sollecitazioni ci hanno portato alla scrittura di una narrazione della tessitura di un tappeto da parte di due  sorelle, dentro una relazione anche conflittuale.

Quali aspetti caratterizzano le due sorelle tessitrici?
Elena la  visionaria -si riconosce nella parte sinistra della tessitura-  non rispetta la metà pattuita, si  mescola  alle tradizioni viscerali , alla cultura del malocchio, degli spiriti e della magìa che riconducono al patrimonio ancestrale sardo.  Così come  una coperta tessuta con  la lana rappresenta un rapporto  con il sacro, con il frutto della terra: lana è il pelo della pecora, il colore giallo è fatto con  lo zafferano, e il rosso con la radice di truiscu. Ogni prodotto è un dono. L’altra donna, Sisinnia, è riconoscibile nella parte destra della tessitura. Sisinnia è ordinata, ossequiosa alle regole: “ la tradizione è una tavola ben imbandita come nei giorni di festa”. Quando il tappeto si concluderà , avrà una vita autonoma e imprevedibile.  Le sorelle Senes nella tessitura della loro coperta ora vi potranno leggere l’ intreccio narrativo del  loro conflitto.   

Coperta delle Senes (per foto di copertina, Renato Brotzu)

Quanto vi ha ispirato l’incontro  con le tessitrici di Nule?
Dopo il flusso visionario, l’anno seguente, Jacopo ed io siamo ritornati  a Nule. Le tessitrici ci hanno mostrato come tessevano. Abbiamo ascoltato il telaio, una voce che risuona: un suono ora cavo, ora pieno prima che sa pettenedda batta il suo colpo per pressare il filo. Il telaio ritma una sua musica inconfondibile. Pochi paesi in Sardegna usano il tappeto verticale, a cui possono lavorare più donne contemporaneamente. Tessere fa assumere anche le movenze di una danza. Le tessitrici suonano e danzano.  Ecco, ci siamo lasciati ispirare dalla danza delle tessitrici al telaio e  abbiamo cercato di dare alla nostra narrazione il ritmo di questi suoni.

Tessitrice al telaio verticale

Nel romanzo si intrecciano filastrocche dell’infanzia e  leggende che affondano le radici nella tradizione nulese
Nella leggenda del tappeto c’è  anche la trasgressione . Come  quella della passione vissuta da Milena per un viandante dagli occhi mediorientali. Lasciatasi rapire   ha appreso da lui l’arte di ottenere i colori dalla natura, un’arte che avrebbe trasferito alle tessitrici di Nule.
Oppure leggende di paura  che si trasmettevano  alle bambine e persistevano anche da grandi. Si tremava in attesa di Sa Rejusta  la grande strega che si faceva piccola piccola per controllare  quanto le giovani tessitrici avessero filato e punire con il taglio delle dita le meno laboriose.

La seconda parte, assai  diversa anche nello stile di scrittura, quale significato assume, all’interno del romanzo?
Nella seconda parte, è come se gli elementi del tappeto si aprissero. La storia di Bitu, arrivato dal Mali a Nule, tesse l’altra faccia del tappeto. In  un paese di tessitori dove gli uomini tessono tappeti di cotone disegnati col fango, Bitu ha imparato a leggerne i segni. Ritrova e  dis-vela il linguaggio universale parlato dal tappeto.

Emerge altresì  il valore metasimbolico della tessitura che a mio avviso consente al vostro lavoro di sfuggire dalle maglie riduttive del canone, che tende a incasellarlo nell’ambito del genere “romanzo”
Un altro tema è infatti quello della collettività. Tessere insieme è l’ occasione per costruire collettività. Secondo le tecniche della tessitura, la collettività si esprime nella ripetizione  delle narrazioni del mondo che sono esistite. Le sorelle Senes sono state una collettività che si è ri-narrata.  Nella sorella ognuna  ha scoperto la donna, in se stessa e nell’altra. Le sorelle Senes si sono sgravate dal condizionamento sociale. Stare nella collettività deve lasciare spazio alla non pre-scrizione. La comunità, per gli amici di Bitu, è costituita da uomini e donne che riconoscono il valore delle istituzioni, se non sono formali. Rivendicano il diritto di scegliere dove stare. Le leggi devono essere rispettose delle leggi del cuore. Bitu, che ha vissuto l’internazionalità, rielabora la concezione dell’ “essere tappeto sociale” nel vissuto quotidiano. Al riguardo, illuminante un richiamo  al saggio di  Michel Foucault  Utopie Eterotopie in cui la progettualità della “utopia situata” lascia spazio a angoli di mondi,  nei quali si concentra il viale per la libertà.

  Presentazione del libro Di mani festarsi al Museo Intreccio del Mediterraneo di Castelsardo (Sassari) Luglio 2023

Cosa rimane, e quali sono le prospettive per il futuro?
Sicuramente, rimane una trasformazione: dopo un lavoro di ricerca appassionata non si è più quelli di prima, comunque se ne esce arricchiti. Se ricamare era per me una condanna inflittami da piccola,  ora  sto recuperando la natura profonda di quei gesti. Di mani festarsi   continua a suscitare riflessioni anche a noi stessi autori. Nella mente, delle parole del libro mi resta il suono, l’eco, talvolta il colore, la forma.

Presentazione del libro Di mani festarsi al Museo del corallo di Alghero (Sassari) Agosto 2023

A settembre saremo a Nule, paese delle due tessitrici Senes. Molto attesa, verrà esposta “La coperta delle Senes”  messa a disposizione dagli eredi (Mario Mossa). Inoltre, abbiamo ultimato  un altro romanzo, sempre a quattro mani,  sarà pubblicato a novembre. Parla di trasformazioni e nuove sfide. E sarà un’altra bella sfida.

Di mani festarsi, Paco Jasa , Carlo Delfino Editore, 2023

Gli autori con lo staff di Redazione